Palazzo Ximènes Panciatichi
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Oltre 500 anni di storia piena di eventi!

Le prime notizie del palazzo risalgono al 1498, quando già esso figurava di proprietà di Giuliano Giamberti, meglio noto come Giuliano da Sangallo, che lo aveva edificato per sé e per la sua famiglia.

Un memorandum del 1510 parla di numerose opere romane custodite nel palazzo e così pure il Vasari ed altri storici accennano a sale contenenti opere di Paolo Uccello e del Botticelli.

Nel 1603 il palazzo fu venduto a Sebastiano Ximènes d’Aragona. Gli Ximènes provenivano dal Portogallo ed erano entrati nelle grazie del Granduca, dal quale ricevettero il titolo di marchesi di Saturnia. Sebastiano Ximènes commise a Gherardo Silvani e alla sua bottega l’ampliamento e l’abbellimento dell’edificio.

Verso la metà del XVIII secolo il palazzo fu affittato alla Legazione Francese presso la Corte Granducale. Napoleone Bonaparte, all’epoca Generale dell’esercito francese, venuto a Firenze per fare visita al Granduca, vi pernottò la notte dal 30 giugno al 1° luglio 1796.

Per linea femminile, in mancanza di eredi maschi, nel 1816, il palazzo Ximènes pervenne ai Panciatichi, importante famiglia pistoiese trasferitasi a Firenze nel XVII secolo.

Il palazzo fu restaurato nella seconda metà del secolo XIX a cura di Marianna Panciatichi, l'ultima di questa famiglia, sposata con Alessandro Anafesto Paolucci delle Roncole, donna colta e studiosa di scienze naturali, alla quale si deve l’attuale giardino.

Estintisi i Panciatichi con la morte di Marianna, pochi anni dopo, sempre per mancanza di eredi maschi e quindi per linea femminile, il palazzo passò prima ai Rabitti-San Giorgio, poi da questi alla famiglia padovana degli Arrigoni Degli Oddi, l'ultima dei quali, Oddina, andò sposa a Francesco Ruffo di Calabria, principe di Scilla, e successivamente alla figlia e attuale proprietaria, Isabella Fabrizia Ruffo di Calabria Becherucci.

Il palazzo soffrì gravi danni durante l'alluvione dell'Arno del 4 novembre 1966, che provocò la distruzione di tutti gli arredi laccati veneziani che adornavano il piano terreno.

Nel corso del 2001/2002, in occasione di un matrimonio di famiglia, e successivamente nel triennio 2005/2007, tutto il piano nobile del palazzo, compreso lo scalone di onore, è stato oggetto di un attento lavoro di restauro, che ha permesso il ritorno del salone da ballo centrale (200 mq x 11 m di altezza), e di tutte le sale adiacenti, al loro primitivo splendore, ritrovando stucchi, decorazioni e colori settecenteschi. La struttura è impreziosita da arazzi con stemmi, quadri e busti antichi, mobili di valore e da lampadari e applique settecenteschi autentici.

Il piano è stato diviso in due parti, ciascuna con un proprio ingresso separato: il salone, con lo scalone di onore e le quattro sale adiacenti, e il rimanente delle stanze, formanti un appartamento a sé stante, dove è andata ad abitare la famiglia della proprietaria.

Approfittando del lavori di restauro, il salone da ballo centrale con alcune sale adiacenti, compreso il sottostante mezzanino, è stato aggiornato dal punto di vista tecnologico, per ospitare manifestazioni di vario genere, quali convegni, ricevimenti, matrimoni e dotato dei necessari servizi, quali aria condizionata, un efficiente sistema di illuminazione diretta e indiretta, 10 servizi igienici a flussometro, ampia cucina rispondente alle più strette normative, spogliatoi e servizi igienici per il personale, al fine di ottimizzare la logistica e favorire il servizio di catering.
Il salone può ospitare fino a 210 persone a sedere e un numero ben superiore in piedi, nel rispetto della normativa specifica.

Prima immagine a destra nell'area Storia
Il busto di Napoleone Bonaparte
Seconda immagine a destra nell'area Storia
Lo stemma Panciatichi
Terza immagine a destra nell'area Storia
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